Quando l'altro scompare (e resta)

11.01.2026

Ghosting: quando l'altro scompare (e resta)

Quando parliamo di ghosting, spesso ci fermiamo a spiegazioni superficiali. Nel dibattito comune – articoli divulgativi, social media – vengono indicate alcune motivazioni ricorrenti:

  • Paura del conflitto
    Sparire è più facile che dire: "non me la sento", "non voglio continuare", "non provo quello che provi tu".

  • Evitamento emotivo
    Alcune persone faticano a tollerare l'intimità, soprattutto quando la relazione diventa più reale e coinvolgente.

  • Immaturità emotiva
    Il ghosting viene spesso associato a una ridotta capacità di comunicare i propri stati interni e di assumersi responsabilità relazionali.

  • Sovraccarico di possibilità
    Nelle relazioni contemporanee, e in particolare sulle app di dating, si rafforza l'idea che non sia necessario spiegare o chiudere: c'è sempre un'altra possibilità.

  • Autoprotezione
    "Se sparisco, non ferisco" è una convinzione che riduce il disagio immediato di chi se ne va, ma produce un impatto emotivo reale su chi resta.

  • Perdita improvvisa di interesse
    Quando l'altro non risponde più a un bisogno di conferma, di rispecchiamento o di eccitazione.

Condivido queste spiegazioni. A mio avviso descrivono bene il comportamento osservabile, ma dietro di esse esiste una funzione psicologica più profonda.

Ritengo che il ghosting sia raramente un atto dell'Adulto. Lo Stato dell'Io prevalente è spesso il Bambino, in diverse configurazioni:

  • Bambino Adattato Evitante
    "Se mi sottraggo, riduco il rischio di errore, rifiuto o conflitto."

  • Bambino Libero Negativo
    Segue l'emozione del momento e, quando l'emozione cambia, interrompe il contatto senza mediazione: "non sento più".

  • Bambino Spaventato
    Vive l'intimità come potenzialmente pericolosa: "mi invadi".


Fuga relazionale

Il ghosting può quindi essere letto come una fuga relazionale, più che come una scelta deliberata. Ma questa fuga non avviene mai nel vuoto: si colloca sempre dentro una posizione esistenziale.

Nella maggior parte dei casi, la posizione implicita è:
Io sono OK – Tu non sei OK.

Sparire senza spiegare significa, a livello implicito, proteggersi senza dichiarare e senza definire un confine, mentre il sentire dell'altro diventa secondario. L'assenza diventa il mezzo attraverso cui si regola il legame, senza riconoscere l'altro come pari.

In altri casi emerge un Genitore Critico:
"Meglio sparire che esporsi a un giudizio negativo",
oppure un Genitore Assente, privo di confini sufficienti a rendere possibile una separazione dichiarata. Qui la posizione esistenziale tende a essere:
Io non sono OK – Tu sei OK.

L'Adulto, contaminato dal Bambino e dal Genitore, costruisce allora spiegazioni difensive come:

  • "Non devo spiegazioni"

  • "Tanto capirà"

  • "È meglio così per entrambi"

In questa configurazione, l'Adulto non valuta realmente la realtà relazionale: resta una difesa, più che una scelta consapevole.

Dal punto di vista transazionale, il ghosting interrompe la relazione senza chiuderla. Lascia l'altro sospeso, privo di un finale narrativo e senza accesso alla posizione di parità Io sono OK – Tu sei OK, necessaria per elaborare la separazione.

Chi subisce ghosting viene spesso spinto nel Bambino Adattato in attesa, che si autocritica e tenta aggiustamenti retroattivi:
"Ho sbagliato qualcosa?"
"Sono stato troppo, o troppo poco?"

Sul piano esistenziale, l'altro può scivolare in Io non sono OK – Tu non sei OK, con il proprio valore messo in discussione e l'assenza vissuta come un giudizio implicito.
Il ghosting non chiude la relazione: ne sospende l'elaborazione e la mantiene attiva nella mente di chi resta.

E i ghoster? Cosa li spinge ad agire così?

Spesso si tratta di persone che portano dentro di sé un Bambino non visto, non ascoltato, un Bambino che ha imparato che il proprio dolore non produce risposta.

Quando, nell'infanzia:

  • il lamento non veniva accolto,

  • i bisogni non trovavano rispecchiamento,

  • le figure significative erano assenti o imprevedibili,

il Bambino restava nel vuoto, nell'assenza di risposta. Imparava che non poteva contare sulla presenza o sul riconoscimento dell'altro. Da questa esperienza nasceva uno schema di sopravvivenza emotiva: proteggersi restando nell'assenza.

Questo schema introiettato – il rimanere nell'assenza – diventa parte della strategia interna: ritirarsi, creare vuoto, regolare il legame attraverso l'assenza piuttosto che attraverso la presenza e la parola.

Così come le figure che avrebbero dovuto prendersi cura di lui restavano nella sua mente attraverso l'assenza, il Bambino apprende che la propria esistenza viene percepita soprattutto attraverso la mancanza.

Il ghosting diventa allora una ripetizione relazionale:
mi ritiro,
creo assenza,
lascio l'altro a contattare il vuoto,
e attraverso quel vuoto continuo a esistere.

Non si tratta di sadismo, ma di una strategia arcaica di regolazione del legame.

Oggi, tuttavia, il ghosting assume anche un significato più ampio. In un mondo in cui molte persone non si sentono viste, ascoltate o riconosciute, sparire è diventato una modalità relazionale diffusa. Non è solo un fenomeno individuale: riflette un contesto in cui la presenza emotiva e la reciprocità sono rarefatte.

Chi ghosta non dispone degli strumenti per separarsi.
Chi viene ghostato si trova a contenere un'assenza che non è stata simbolizzata.

Se ti trovi sospeso in questo stato, il primo passo è riconoscere ciò che provi: confusione, rabbia, dolore, senso di rifiuto. Dare nome alle emozioni è già un modo per trasformare il vuoto in esperienza simbolizzata.

È utile anche mettere in parole ciò che è rimasto sospeso: scrivere una lettera (anche se non verrà mai inviata), o parlarne con qualcuno di fiducia. Non per convincere l'altro o ottenere risposte, ma per chiudere per te, completando il circuito emotivo rimasto aperto.

Allo stesso tempo, è fondamentale riconoscere che il tuo valore non dipende dalla presenza o dall'assenza dell'altro. Sei OK così come sei. Questa consapevolezza permette di distinguere il comportamento dell'altro dal tuo valore intrinseco.

Puoi imparare a non riempire l'assenza con fantasmi, attese o interpretazioni infinite, e a riappropriarti del tuo spazio mentale ed emotivo, chiudendo simbolicamente ciò che l'altro non ha chiuso.

Attraverso gesti semplici – scrivere, parlare, meditare – puoi segnare la fine emotiva di una relazione sospesa. Questo non cancella ciò che è stato, ma impedisce che l'assenza dell'altro resti viva dentro di te come un fantasma.

Ogni volta che fai questo, stai esercitando il tuo Adulto: prendi decisioni consapevoli per tutelare il tuo equilibrio emotivo.

Il ghosting lascia ferite, ma non deve lasciarti prigioniero dell'assenza altrui. Puoi recuperare la tua presenza e concludere dentro di te ciò che è rimasto aperto.